Ci scrive Giuseppe da Napoli

Egregi Signori,ho 35 anni e ormai da anni vivo una situazione umiliante sul posto di lavoro a causa della Sclerosi Multipla. Nel 1997 sono stato assunto dall’ANM, l’azienda dei trasporti pubblici di Napoli, con la qualifica di conducente di linea. Nel dicembre 1999 mi viene diagnosticata la sclerosi multipla e, dopo un periodo di malattia, torno al lavoro nel febbraio 2000. Sottoposto, da parte dell’azienda, ad una visita collegiale risulto inidoneo alla mansione di conducente. A maggio 2000 vengo assegnato all’ufficio amministrativo, con compiti complessi di rilevazione delle presenze del personale. Nel 2001 vengo, però, spogliato delle mie mansioni e per mesi rimango inoperoso in ufficio senza alcuna spiegazione mentre i miei compiti sono svolti da un’altra persona. Mi retrocedono alla figura professionale più bassa possibile: Ausiliario Generico. La discriminazione nuoce ulteriormente alla mia salute, con ricadute che mi costringono all’uso di psicofarmaci e cortisonici. Ad agosto 2001 ricorro al Tribunale e il giudice, dopo aver dichiarato illegittimo il comportamento dell'azienda, obbliga la stessa all’immediata riassegnazione delle mansioni da me svolte precedentemente. Trascorrono 8 mesi prima che io possa tornare al mio lavoro, questa volta con responsabilità di capo ufficio, anche se non riconosciute con un adeguato livello professionale. Intanto la causa contro l’azienda, per il riconoscimento del danno morale e biologico, va avanti a rilento, visti i continui rinvii, nonostante sia in possesso di certificati di invalidità e di legge 104/92, che dovrebbero garantire la precedenza alla mia causa rispetto a qualche altra. Nel 2005 vengo di nuovo privato delle mie mansioni senza alcuna motivazione mentre alcuni dei miei colleghi, che svolgono solo in parte il mio stesso tipo di lavoro e con minori responsabilità,vengono avanzati di livello. Quando, poi, chiedo il motivo di questa ennesima discriminazione professionale, mi viene riferito con modi prepotenti e minatori, che non avrei mai più ottenuto nulla se non dopo aver rivisto la mia posizione legale contro l’azienda. Chiedo allora un incontro con la commissione SA8000 (norma che impegna l’azienda al rispetto dei diritti di tutti i lavoratori) e mi faccio accompagnare da un rappresentante sindacale. Dopo l’incontro, un funzionario aziendale mi invita a presentarmi nuovamente, da solo, presso la direzione e nel corso della nostra conversazione finisce con l’ingiuriarmi. Chiedo aiuto al Presidente della Regione Campania, On. Antonio Bassolino e al Sindaco di Napoli, On. Rosa Russo Iervolino, senza ottenere risultati e senza ricevere nemmeno una risposta. Chiedo aiuto anche al Presidente della Repubblica con una lettera dettagliata sulle mie disavventure lavorative e la segreteria generale della Presidenza della Repubblica sottopone la questione all’attenzione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il cui direttore generale descrive la situazione come un evidente caso di “mobbing”. Mi rivolgo anche all'AISM, alla fine del 2005, infatti sul numero 1 del 2006 della rivista SM hanno pubblicato una mia lettera. Dal 2006, purtroppo, la mia patologia è in via di peggioramento, soprattutto per quanto riguarda la deambulazione, come dimostra anche il decreto di legge 104 in mio possesso. Allora comincio a chiedere aiuto in azienda perché mi vengano garantiti, nell’impianto dove lavoro, un bagno per portatori di handicap e un climatizzatore, visto il forte calore che in estate rende la permanenza in ufficio impossibile e vista la consequenziale pericolosità dello stesso per la mia malattia. Anche in questo caso l’azienda rimane impassibile e mi vedo, così, costretto a scrivere al quotidiano “Il Roma”, il quale pubblica la mia lettera il 20 febbraio 2007, rivolgendosi anche agli enti interessati per la risoluzione del problema, ma anche questa volta senza risultati. Quindi mi rivolgo all’ASL, con tanto di raccomandata con ricevuta di ritorno e la cosa che fa più male è vedere che anche loro, che dovrebbero intervenire in situazioni del genere, sono rimasti a guardare senza nemmeno degnarmi di una risposta. Nel frattempo, ritorno a visita da uno psichiatra, all’unità operativa di salute mentale dell’ASL, il quale sottolinea, nella sua diagnosi, che la fenomenologia depressiva con marcata cenestopatia è apparsa clinicamente e si è, in seguito complicata, per le persistenti condizioni lavorative poco favorevoli alla mia malattia e per le continue difficoltà incontrate in ambito lavorativo. Inoltre, il 17 agosto 2007, è anche stato pubblicato sul “corriere del mezzogiorno”, allegato del “corriere della sera”, un articolo che parla di questa delicata e difficile situazione che mi vedo costretto a sopportare. Vorrei, quindi, ritornare a denunciare pubblicamente queste discriminazioni e umiliazioni ingiustificate, che continuano a ledere la mia dignità personale e professionale, per evitare che ad altri possa accadere la stessa cosa. Sicuro del vostro interessamento ed in attesa di una vostra risposta vi invio i miei ringraziamenti e i più distinti saluti. P.S.: Il CISE di Forlì come ha potuto rilasciare le varie certificazioni all’ANM, sulla qualità e sull’ambiente, pur essendo a conoscenza di questa situazione e del fatto che gli ambienti di lavoro non sono a norma per quanto riguarda l’abbattimento delle barriere architettoniche? Giuseppe Di Paolo 11 settembre 2007

Articolo tratto da:
http://www.nonsoloabili.org

Data: 14 Settemrbe 2007

Ultime news

I ricercatori coinvolti nello studio hanno descritto il primo trattamento che sembrerebbe arrestare completamente tutte le attivitĂ  infiammatorie rilevabili del sistema nervoso centrale in pazienti con SM, per un periodo prolungato ed in assenza di farmaci modificanti la malattia in corso.

Aggiornamento Marzo 2016
Ulteriori risultati sono stati pubblicati recentemente, che dimostrano come l’anticorpo monoclonale sperimentale Ocrelizumab, abbia rallentato la progressione della disabilita’ rispetto al placebo, in uno studio di Fase III in pazienti con Sclerosi Multipla Primaria Progressiva (SMPP).