Mitoxantrone

Il mitoxantrone è un antineoplastico in grado di legarsi al DNA producendo rottura dei filamenti ed inibizione della biosintesi di DNA ed RNA. Questo farmaco è attivo nella leucemia mieloide acuta del bambino e dell’adulto, nei linfomi non-Hodgkin e nel carcinoma mammario.

Il mitoxantrone è un immunosoppressore; viene somministrato per via endovenosa ed agisce inibendo l’attività dei linfociti T, dei linfociti B e la proliferazione dei macrofagi. A ragione del suo meccanismo d’azione è indicato nel diminuire la disabilità neurologica e la frequenza delle ricadute in pazienti con sclerosi multipla secondariamente progressiva, con SM recidivante progressiva, o in pazienti con forma recidivante-remittente caratterizzato da un rapido accumulo di disabilità (Fox EJ., 2006).

Fox EJ., nel suo articolo riesamina la patogenesi e la storia naturale della SM e analizza le possibili opzioni di trattamento per i pazienti con SM recidivante-remittente (RR), recidivante-remittente in peggioramento, o con SM secondaria progressiva , focalizzando l’attenzione sulla terapia con mitoxantrone. Fox ha preso in rassegna cinque studi randomizzati, in cieco, controllati e uno studio continuo in fase IV sulla sicurezza del farmaco.

In uno studio randomizzato in doppio-cieco, un gruppo di pazienti affetti da SM recidivante-remittente, a cui era stato somministrato mitoxantrone in 8mg/m2 mensilmente, dimostrò una riduzione significativa nella frequenza delle ricadute ad un anno, rispetto a quei pazienti che avevano ricevuto una soluzione placebo.

In un altro studio randomizzato, parzialmente in cieco,di due anni, i pazienti con SM recidivante-remittente attiva che avevano ricevuto mitoxantrone al dosaggio di 8 mg/m² al mese, avevano subito minori ricadute rispetto a coloro che avevano ricevuto placebo, inoltre erano significativamente meno i pazienti che avevano confermato una progressione della disabilità (con un incremento di 1 punto sulla Expanded Disability Status Scale).

In uno studio randomizzato, parzialmente in cieco, di fase II, in 42 pazienti con SM recidivante-remittente o secondaria progressiva, quei pazienti che avevano ricevuto 20 mg di mitoxantrone per via endovenosa, al mese, associato ad 1 g di metilprednisolone al mese, dimostravano un numero inferiore di lesioni ipercaptanti gadolinio in risonanza magnetica ed un numero inferiore di ricadute dopo sei mesi, rispetto a quei pazienti che avevano ricevuto solamente metilprednisolone.

In uno studio pilota di fase III, i pazienti con SM recidivante-remittente o con SM secondaria progressiva che ricevettero 12 mg/m² g3mo di mitoxantrone per due anni, dimostrarono una riduzione significativa delle ricadute ed un minor aggravamento della disabilità, espressa dalla scala EDSS. In un sottogruppo non randomizzato dell’ultimo studio, coloro che avevano ricevuto 12mg/m² g3mo di mitoxantrone rivelarono, dopo 24 mesi, una significativa riduzione nel numero delle lesioni iperintense in T2 alla risonanza magnetica (Fox EJ.,2006).

L’uso del mitoxantrone può portare a seri effetti collaterali, in particolare cardiotossicità, mielosoppressione e raramente leucemia (Fox EJ., 2006).

Negli studi clinici disponibili, il mitoxantrone rappresenta un trattamento efficace per la SM recidivante-remittente in fase di peggioramento e nella SM secondaria progressiva. Quando il mitoxantrone viene impiegato come da prescrizione, i rischi di effetti avversi quali mielosoppressione e cardiotossicità, possono essere ridotti da un’attenta selezione dei pazienti, da un’attenta somministrazione del farmaco e da un continuo monitoraggio.

Gli effetti tossici a livello cardiaco iniziano a manifestarsi quando si supera la dose cumulativa di 120-130 mg/m² o dopo 2 o 3 anni di terapia (Fox EJ.,2006).

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Ultime news

I ricercatori coinvolti nello studio hanno descritto il primo trattamento che sembrerebbe arrestare completamente tutte le attivitĂ  infiammatorie rilevabili del sistema nervoso centrale in pazienti con SM, per un periodo prolungato ed in assenza di farmaci modificanti la malattia in corso.

Aggiornamento Marzo 2016
Ulteriori risultati sono stati pubblicati recentemente, che dimostrano come l’anticorpo monoclonale sperimentale Ocrelizumab, abbia rallentato la progressione della disabilita’ rispetto al placebo, in uno studio di Fase III in pazienti con Sclerosi Multipla Primaria Progressiva (SMPP).