Ricercatori dimostrano il ruolo di alcune molecole di adesione cellulare dei linfociti nella patogenesi della sclerosi multipla.
E’stata valutata l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità della terapia di combinazione con Interferone beta-1a ( Avonex ) per via intramuscolare e Doxiciclina ( Bassado ) per os, un potente inibitore delle metalloproteine della matrice nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente, che avevano un’attività di malattia breakthrough.
Negli ultimi decenni si è assistito a un aumento dell’incidenza dei casi di sclerosi multipla (SM), al quale concorrerebbero anche fattori ambientali. Secondo una teoria – analoga a quella che imputa l’incremento dei casi di allergia a un eccesso di igiene, tale da ridurre drasticamente il numero di batteri presenti nell’ambiente di vita – l’aumento delle patologie autoimmuni potrebbe essere correlato al declino delle malattie parassitarie.
Un' indagine iniziata negli anni '70 in Sardegna sulla sclerosi multipla ha dimostrato che i casi di persone affetti dalla malattia sono sempre piĂą numerosi, soprattutto donne, e la colpa sembra ricadere su fattori ambientali probabilmente di natura tossica e virale.
La ricerca scientifica sulla sclerosi multipla in Italia compie venti anni: due decenni in cui si sono registrati importanti passi avanti sul fronte della cura di questa patologia .
Uno studio condotto in California e pubblicato sulla rivista Annals of Neurology suggerisce che il rischio di sclerosi multipla è più alto per coloro che vivono alle latitudini più settentrionali.
L'infezione da virus E-B potrebbe essere un importante fattore di rischio della sclerosi multipla
L’alterazione della barriera emato-encefalica e della migrazione transendoteliale delle cellule immunitarie rappresentano i primi cambiamenti che concorrono alla formazione della lesione sia nella sclerosi multipla che nella forma clinica precoce, la sindrome clinicamente isolata.
L’FDA ha approvato Natalizumab ( Tysabri, in passato denominato Antegren ) come trattamento delle forme recidivanti di sclerosi multipla.
L’approvazione è avvenuta grazie ai risultati di due studi clinici, lo studio AFFIRM e lo studio SENTINEL.
Il Natalizumab, il primo anticorpo monoclonale approvato per il trattamento della sclerosi multipla, inibisce le molecole di adesione sulla superficie delle cellule immunitarie.
L’alterazione della barriera emato-encefalica e della migrazione transendoteliale delle cellule immunitarie rappresentano i primi cambiamenti che concorrono alla formazione della lesione sia nella sclerosi multipla che nella forma clinica precoce, la sindrome clinicamente isolata.
Studi in modelli animali con sclerosi multipla hanno mostrato che le statine, anche note come inibitori dell’HMG-CoA reduttasi, sono in grado di esercitare effetti antinfiammatori e di ridurre le lesioni captanti il gadolinio nella sclerosi multipla.