primaria progressiva

MabThera non ha raggiunto l’endpoint di efficacia nella sclerosi multipla primaria progressiva

Genentech e Biogen Idec hanno annunciato che uno studio di fase II/III riguardante Rituximab (Rituxan; in Italia MabThera) per la sclerosi multipla primaria progressiva non ha incontrato l’endpoint primario nel corso delle 96 settimane di trattamento.

L’endpoint primario era rappresentato dal tempo alla progressione della malattia.

Lo studio, multicentrico, era stato disegnato per valutare l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità di 4 cicli di Rituximab nei pazienti con sclerosi multipla primaria progressiva.
Allo studio hanno preso parte 439 pazienti.

Data: 12 Maggio 2008
Fonte: Xagena

Il decorso clinico della sclerosi multipla

In base al decorso clinico della malattia si possono distinguere diverse tipologie di sclerosi multipla.
Non è possibile, però, al primo manifestarsi dei suoi sintomi o alla prima “recidiva”, classificare la malattia in una forma piuttosto che in un’altra.
E' molto difficile, dopo una prima manifestazione clinica, capire come essa evolverà nel tempo. Il decorso clinico della sclerosi multipla varia da paziente a paziente e può altresì mutare nel corso della vita di uno stesso paziente.



Ultime news

Sono stati presentati i primi risultati dello studio di fase III ALLEGRO, che hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa nel tasso annualizzato di recidive nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente, trattati con Laquinimod 0.6 mg/die per via orale, rispetto al gruppo placebo.

Inoltre sono stati raggiunti altri endpoint clinici, tra cui la riduzione significativa della progressione della disabilitĂ , misurata alla scala EDSS (Expanded Disability Severity Scale).

The prevailing view on multiple sclerosis etiopathogenesis has been challenged by the suggested new entity chronic cerebrospinal venous insufficiency. To test this hypothesis, we studied 21 relapsing-remitting multiple sclerosis cases and 20 healthy controls with phasecontrast magnetic resonance imaging. In addition, in multiple sclerosis cases we performed contrastenhanced magnetic resonance angiography. We found no differences regarding internal jugular venous outflow, aqueductal cerebrospinal fluid flow, or the presence of internal jugular blood reflux. Three of 21 cases had internal jugular vein stenoses. In conclusion, we found no evidence confirming the suggested vascular multiple sclerosis hypothesis.
ANN NEUROL 2010;68:255–259