Scale di disabilitĂ 

Secondo la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’impatto della malattia sulla qualità di vita del paziente può essere descritto in termini di "impairment", che corrisponde all’insieme dei deficit neurologici prodotti dalla malattia; “disability”, che rappresenta le limitazioni del paziente nelle attività della vita quotidiana, e “handicap”, che riflette le limitazioni nelle attività sociali e lavorative.
Attualmente, la valutazione del grado di severità della SM e, cioè, delle sequele neurologiche prodotte dal danno anatomico che subisce il tessuto nervoso, si effettua tramite una serie di scale cliniche fra le quali, la più utilizzata è quella proposta da Kurtzke e denominata Expanded Disability Status Scale (EDSS).
Nell’EDSS si analizzano 8 sistemi funzionali, ad ognuno dei quali si attribuisce un punteggio che va da 0 a 5 o da 0 a 6 con aumenti di 0,5 punti.
Il punteggio finale va da 0 (esame neurologico normale) a 10 (massimo grado di gravitĂ ).
Questa scala è una misura riassuntiva di “impairment” e “disability”, molto utile per definire l’impatto della malattia sulla vita di relazione dell’individuo e per controllare l’effetto delle eventuali terapie.



Ultime news

Sono stati presentati i primi risultati dello studio di fase III ALLEGRO, che hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa nel tasso annualizzato di recidive nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente, trattati con Laquinimod 0.6 mg/die per via orale, rispetto al gruppo placebo.

Inoltre sono stati raggiunti altri endpoint clinici, tra cui la riduzione significativa della progressione della disabilitĂ , misurata alla scala EDSS (Expanded Disability Severity Scale).

The prevailing view on multiple sclerosis etiopathogenesis has been challenged by the suggested new entity chronic cerebrospinal venous insufficiency. To test this hypothesis, we studied 21 relapsing-remitting multiple sclerosis cases and 20 healthy controls with phasecontrast magnetic resonance imaging. In addition, in multiple sclerosis cases we performed contrastenhanced magnetic resonance angiography. We found no differences regarding internal jugular venous outflow, aqueductal cerebrospinal fluid flow, or the presence of internal jugular blood reflux. Three of 21 cases had internal jugular vein stenoses. In conclusion, we found no evidence confirming the suggested vascular multiple sclerosis hypothesis.
ANN NEUROL 2010;68:255–259