LONDRA. Non c’è dibattito che tenga, non ci sono questioni etiche su cui interrogarsi. Quando c’è di mezzo la carriera, con tutto quel che ne deriva, guadagni e prestigio, c’è poco da andare per il sottile. Qualunque riserva viene messa da parte, comprese quelle che da anni animano le discussioni circa l’uso terapeutico delle cellule staminali. Dalle nostre parti non se n’è mai parlato di un uso tra gli sportivi, altrove si è passati all’azione. In Inghilterra, ad esempio, dove la conservazione delle cellule ricavate dal cordone ombelicale ha raggiunto livelli ormai elevati (si calcola che negli ultimi 5 anni oltre 11mila genitori inglesi abbiano speso più di 1500 sterline a questo scopo). E’ emerso, infatti, che questa pratica comincia a prendere piede tra i calciatori, soprattutto di un certo livello, atleti cui un grave infortunio può costare la chiusura dell’attività agonistica. Alcuni giocatori della Premiership, il massimo campionato inglese, hanno già provveduto a conservare le cellule staminali dei figli appena nati, uno modo per assicurarsi cure certe e affidabili per possibili traumi.
Una scelta convinta, anche se nessuno di loro vuol uscire allo scoperto. Soltanto un calciatore della Premier League, che milita in una squadra del nord-ovest dell’Inghilterra, ne ha parlato al Sunday Times, preferendo però l’anonimato: «Ho deciso con mia moglie, di conservare le staminali del nostro bambino a scopo terapeutico: non è escluso che possano esserci utili, sia per nostro figlio stesso, sia per miei eventuali infortuni. Come calciatore, gli incidenti di gioco sono sempre possibili, e spesso finiscono per mettere a repentaglio o chiudere anzitempo una carriera. Così, avere a disposizione cellule staminali, come kit di riparazione, può rivelarsi importante».
L’anonimo atleta è uno dei 5 professionisti che hanno provveduto a conservare le staminali dei propri figli alla CryoGenesis International di Liverpoool, una delle 7 «banche» private di cellule che in Gran Bretagna. Paul Griffiths, che della Cgi è il direttore, è convinto che nel giro di poco tempo lo studio sulle cellule staminali porterà a grossi benefici per gli sportivi in generale e i calciatori in particolare: «Fino ad ora sono stati condotte ricerche sperimentali. Le cellule staminali possono essere iniettate nel ginocchio e poichè hanno lo stesso codice genetico cominciano a ricrescere». Un’operazione che potrebbe rivelarsi di grande utilità per problemi di cartilagini.
Ancora più in là si spinge Shamshad Ahmed, direttore della Smart Cells, «banca» che ha sede nel centro di Londra e che di recente ha conservato cellule staminali per altri 3 calciatori della Premier League inglese. A suo avviso, con la ricerca, si potrà arrivare a intervenire anche su problemi più gravi: «Potenzialmente, le cellule staminali potrebbero crescere anche nei legamenti». In tal caso, saremmo di fronte a un passo da gigante per la medicina sportiva: i danni ai legamenti del ginocchio rappresentano uno degli infortuni più gravi cui i calciatori possano andare incontro.
Mai prima d’ora era venuto fuori che calciatori avessero optato per questa scelta a scopo terapeutico personale. Anche se in passato s’era saputo che alla conservazione delle cellule staminali dei figli aveva provveduto nientemeno che il fuoriclasse Thierry Henry (che, forse non a caso, gioca in Inghilterra), attaccante dell’Arsenal e della Nazionale francese: il calciatore transalpino non s’era, però, espresso circa un suo possibile utilizzo in caso di necessità . Ora è arrivata l’ultima novità , destinata di certo ad alimentare nuovi dibattiti e forse a creare un precedente cui altri calciatori potrebbero adeguarsi.