Continuano gli incontri promossi dalla facoltà di Bioscienze e Biotecnologie dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e dall'Accademia Nazionale delle Scienze, Lettere e Arti di Modena dedicati ad approfondimenti specifici riguardanti le applicazioni terapeutiche prodotte dalla ricerca sulle cellul staminali.
I seminari, giunti al loro quinto appuntamento, vedono coinvolti qualificati ricercatori che guidano, a livello nazionale, i gruppi più attivi nel settore.
"In essi viene affrontato soprattutto l'argomento relativo alle prospettive di impiego clinico delle cellule staminali. In particolare, - spiega il prof. Sergio Ferrari della facoltà di Bioscienze e Biotecnologie dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – vengono descritti gli approcci già attuali o più promettenti per la cura di malattie genetiche, tumori, malattie degenerative del sistema nervoso e per la ricostruzione degli epiteli di rivestimento e del tessuto osseo".
Il prossimo incontro vivrà del contributo recato dal prof. Gianvito Martino dell'Ospedale San Raffaele di Milano, che interverrà su "Come il cervello ripara se stesso". La lezione del docente lombardo si terrà venerdì 25 novembre 2005 alle ore 16,00 presso la "Sala Rum" (via Campi 309) a Modena.
"Agli inizi del XX secolo il lavoro fondamentale di Tello e Cajal – spiega il prof. Gianvito Martino - dimostrava che il sistema nervoso centrale (SNC) ha la capacità di rigenerare se stesso dopo aver subito un danno. In anni più recenti questa basilare osservazione è stata rinnovata da esperienze <in vivo> e <in vitro> che hanno dato risultati suggerenti l'esistenza nei tessuti cerebrali di un programma di auto-mantenimento capace di determinare l'omeostasi e la riparazione dei danni cerebrali. Questi risultati danno supporto al concetto che, almeno in alcuni casi, i disordini infiammatori e degenerativi cronici del cervello, come la sclerosi multipla, possano derivare da difettosi meccanismi di riparazione più che da incontrollabili eventi patogeni. La dissezione analitica dei processi molecolari e cellulari che sostengono gli intrinseci meccanismi riparativi del cervello e una migliore comprensione delle ragioni per cui questi meccanismi vengono meno nei disordini cronici del tessuto nervoso potrebbero pertanto rappresentare un'attraente base concettuale per elaborare più efficaci terapie delle malattie neurologiche".
Gianvito Martino
Laureato in Medicina all'Università di Pavia, nel 1991 ha conseguito la specializzazione in Neurologia. Dal '90 al '92 ha fatto ricerca al Dipartimento di Neurologia del Karolinska Institute di Stoccolma e al Dipartimento di Neurologia dell'Università di Chicago. Dirige l'Unità di Neuroimmunologia e l'Unità funzionale di Neuroimmunopatologia all'Istituto Scientifico San Raffaele di Milano. Ha insegnato all'Università di Pavia e, dal 2000, insegna all'Università "Vita-Salute" di Milano. Tra gli altri incarichi: è stato segretario scientifico dell'Associazione Italiana di Neuroimmunologia ('98 – '03); è coordinatore scientifico della Scuola europea di Neuroimmunologia (ESNI) dal 2000; è membro del Consiglio Scientifico dell'International Society of Neuroimmunology (ISNI) dal 2002. Tra i premi conseguiti ricordiamo il Premio Rita Levi-Montalcini. Le sue ricerche si incentrano sullo studio dei meccanismi patogenetici che sottendono le malattie immuno-mediate del sistema nervoso centrale e, in particolare, della sclerosi multipla per la quale, tra i primi al mondo, ha sviluppato nuove terapie basate sull'utilizzo della terapia genica e delle cellule staminali. E' autore di più di 150 pubblicazioni scientifiche tra cui articoli originali, libri e capitoli di libri. Il lavoro di ricercatori dell'Istituto San Raffele ha dimostrato che le cellule staminali adulte del cervello possono ricostruire la mielina delle cellule nervose distrutta dalla sclerosi multipla. Questa scoperta apre la possibilità di sviluppo di una cura. La sperimentazione, condotta in roditori affetti dalla forma sperimentale della malattia, ha dimostrato che cellule staminali del cervello, una volta iniettate per via endovenosa o intracerebrale, sono in grado di raggiungere selettivamente le aree del cervello e del midollo spinale colpite dalla malattia e di ricostruire la mielina danneggiata. L'efficacia si manifesta soprattutto dopo l'insorgenza della malattia. La ricostruzione avviene rapidamente (dopo circa un mese) e adeguatamente. La nuova mielina si dimostra capace di riavvolgere i nervi denudati dalla malattia determinando così il ripristino della normale conduzione degli impulsi elettrici da parte dei nervi danneggiati.