Chi ha parlato con il vice-premier Francesco Rutelli in queste ore non usa giri di parole per descriverne lo stato d'animo: "Rutelli è molto irritato, è arrabbiato". La sortita del ministro per l'Università Fabio Mussi sulle staminali non è piaciuta affatto al presidente della Margherita e Rutelli non avrebbe risparmiato le critiche al collega diessino, sia nel colloquio avuto già ieri sera con Romano Prodi in vista del 'question time', sia con il ministro per il Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti, con il quale si è incontrato oggi appena prima di entrare in Aula per registrare gli ultimi dettagli della posizione da esporre pubblicamente. Un malumore, peraltro, che deve avere trovato orecchie attente in Prodi, visto che in ambienti di palazzo Chigi si ripete che il premier nulla sapeva delle intenzioni del ministro per l'Università .
Il presidente della Margherita ha lamentato l'iniziativa solitaria di Mussi, sapendo che su questo tema Prodi non può che condividere, visto che ha convocato il seminario di domenica e lunedì prossimi proprio per cercare di ottenere un po' di 'disciplina' dai ministri. Nelle dichiarazioni ufficiali, ovviamente, Rutelli non ha rivolto critiche esplicite a Mussi, ma bastano le parole di Renzo Lusetti a far capire l'umore della Margherita: "Mussi ha agito di testa sua, senza cercare nessuna concertazione. Ci vorrebbe più prudenza, Mussi rifletta bene".
Nella Margherita, in realtà , c'era chi spingeva perché si costringesse Mussi a rivedere la sua posizione, ma si è quasi subito capito che ormai non si poteva riapporre la firma sulla 'dichiarazione etica'. La firma però ormai era stata ritirata e "non potevamo certo aprire un fronte ora", spiega un altro dirigente Dl. "Ci siamo accontentati di chiarire, anche per mandare un messaggio alla Chiesa, che la legge 40 per noi non si tocca". Dunque, incassato il 'blitz' sulla 'dichiarazione etica' europea, Rutelli ha voluto mettere il paletto in difesa della legge 40: "La legge in vigore non cambia", ha sottolineato intervenendo a Montecitorio a nome del Governo. Una posizione, dunque, che rispecchia anche il pensiero di Prodi e che significa soprattutto una cosa: il Governo non deve occuparsi di questioni eticamente sensibili, sono materie che è meglio affrontare a maggioranza.
Una linea alla quale anche il diessino Vannino Chiti si è attenuto: "La legislazione su questi temi si cambia solo a larghissima maggioranza, meglio se partendo da un'iniziativa parlamentare". D'altro canto, ha aggiunto Chiti in difesa di Mussi, "non crediamo che le scelte legislative italiane possano condizionare le scelte degli altri Paesi". Peraltro, anche su quest'ultimo punto c'è una doppia lettura, come suggerisce il vice-presidente della Camera Pierluigi Castagnetti: "Rutelli non l'ha detto, ma era implicito: la sua preoccupazione è che non ci siano interferenze sulla legislazione italiana, esattamente nello stesso spirito con cui noi non vogliamo interferire nella legislazione di altri Paesi". Comunque, ha concluso, Castagnetti, "il caso è chiuso".