La ricerca applicata non è una prerogativa dei grandi centri. All'ospedale "Guglielmo da Saliceto" di Piacenza i primi trapianti di cellule staminali emopoietiche risalgono al 1999.
Nel 2002 è arrivato l’accreditamento per il trapianto autologo dall’European group for blood nad marrow transplantation (Ebmt) e dal Gruppo italiano trapianti di midollo osseo (Gitmo) .
Lo scorso anno è stato avviato uno studio per l’utilizzo di staminali nella cura dell’infarto al miocardio. Oggi è la volta delle starninali da cordone ombelicale e in cantiere c’è già un progetto in campo neurologico per la cura della sclerosi multipla.
Accanto alle competenze e all’indispensabile supporto della direzione ospedaliera, a fare la differenza a Piacenza è la rete di collaborazione tra i reparti. «In una struttura di medie dimensioni ci si conosce tutti e questo ha aiutato a lavorare insieme con entusiasmo e impegno», commenta il dottor Daniele Vallisa, responsabile dell’Unità operativa semplice di Ematologia e Trapianto di cellule staminali.
All’inizio è il lavoro a fianco del professor Cavanna, primario della Divisione di Oncologia, ad aprire la strada al trapianto di midollo. Si è cominciato con le staminali autologhe (ossia prelevate dallo stesso paziente) e nel 2002 l’attività clinica si è estesa alle staminali allogeniche, da donatore a ricevente consanguineo. Da allora, sono stati effettuati più di cento trapianti.
L’esperienza ha generato competenze e cementato la collaborazione con la dottoressa Arbasi, referente presso il Centro trasfusionale. Perché allora non ampliare l’impiego delle staminali emopoietiche ad altri settori clinici dove poteva esserci un bisogno sanitario, come la cura dell’infarto? La rete tra ematologi e trasfusionisti si allarga così ai cardiologi.
Con il progetto steso dal dottor Vallisa insieme al dottor Piepoli della Divisione di cardiologia, Piacenza è diventata leader in Emilia in questo campo d’applicazione. [...]
I pazienti coinvolti nella sperimentazione sono 18, di cui nove trapiantati con le staminali e nove no.
Il primo trapianto è avvenuto l’anno scorso, i più recenti risalgono a meno di un mese fa: troppo presto per fare un bilancio. L’osservazione clinica permetterà nel tempo di verificare se la tecnica funziona. [...]
L'ultimo impegno del dottor Vallisa, in ordine cronologico, riguarda i trapianti di staminali cordonali.
"Esiste una consolidata esperienza in campo pediatrico con cui non vogliamo competere - chiarisce -. Ma ci sono ancora campi orfani di trattamenti. Pensiamo a quei pazienti 55-60enni che, affetti da neoplasie o leucemie acute, non hanno ricevuto beneficio dalle terapie convenzionali. Potrebbe essere una chance in più per garantire nuove prospettive di vita». [...]
Da esperienza nasce esperienza. Il dottor Vallisa, in stretto rapporto con i colleghi neurologi e fisiatri, sta applicando anche a Piacenza la procedura del trapianto autologo di cellule staminali per il trattamento della sclerosi multipla. In questo caso il trapianto funziona come una potente terapia immunosoppressiva, considerato che la sclerosi multipla è una malattia autoimmune. Le prime esperienze - dice - sono sicuramente incoraggianti. Importante è porre l’indicazione nel momento giusto e nella fase giusta della malattia senza farsi suggestionare da tentativi “miracolistici”. In altre parole, il trapianto non porta a una guarigione definitiva, ma può determinare prolungate stabilizzazioni e cambiare l’andamento aggressivo della malattia.