Staminali embrionali ricavate senza distruggere embrioni

Uno staff guidato da ricercatori italiani è riuscito ad ottenere due linee di cellule staminali embrionali umane partendo da un ovocita non fecondato, evitando così la distruzione di embrioni vitali. Gli artefici dell'esperimento, Tiziana Brevini e Fulvio Gandolfi dell'Università di Milano, hanno presentato i risultati del loro lavoro durante il Congresso della Società Europea di Riproduzione Umana e Embriologia tenutosi a Praga. I dettagli relativi a questa scoperta sono stati riportati anche sul sito di Nature.

In precedenza altri ricercatori americani avevano sperimentato questa strada per la produzione di cellule staminali embrionali, i tentativi furono però dei fallimenti. I due italiani sono quindi i primi al mondo ad essere riusciti in questa ambiziosa impresa sfruttando una particolare strategia riproduttiva, la partenogenesi.

La partenogenesi è un tipo di riproduzione tipica di alcune piante e di alcuni invertebrati dove la cellula uovo si sviluppa spontaneamente o per l'induzione artificiale di stimoli fisici, chimici o meccanici, senza che essa venga fecondata. Brevini e Gandolfi, hanno indotto le cellule riproduttive femminili (ovociti non fecondati), a moltiplicarsi in maniera analoga a quanto avviene per gli ovociti fecondati.

Questa scoperta, pur avendo ottenuto dei risultati ancora lontana da un'applicazione su larga scala, fa ben sperare per il futuro in quanto si potrebbero evitare i dilemmi etici relativi all'uso degli embrioni umani, alcuni esperti sono però dubbiosi sull'effettiva utilità di cellule ottenute in questo modo. Attualmente, per ottenere le cellule staminali embrionali, viene distrutto l'embrione, in apparenza un agglomerato di cellule ma che molti riconoscono come il primo stadio della vita.

Data: 30 Giugno 2006


Ultime news

Sono stati presentati i primi risultati dello studio di fase III ALLEGRO, che hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa nel tasso annualizzato di recidive nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente, trattati con Laquinimod 0.6 mg/die per via orale, rispetto al gruppo placebo.

Inoltre sono stati raggiunti altri endpoint clinici, tra cui la riduzione significativa della progressione della disabilità, misurata alla scala EDSS (Expanded Disability Severity Scale).

The prevailing view on multiple sclerosis etiopathogenesis has been challenged by the suggested new entity chronic cerebrospinal venous insufficiency. To test this hypothesis, we studied 21 relapsing-remitting multiple sclerosis cases and 20 healthy controls with phasecontrast magnetic resonance imaging. In addition, in multiple sclerosis cases we performed contrastenhanced magnetic resonance angiography. We found no differences regarding internal jugular venous outflow, aqueductal cerebrospinal fluid flow, or the presence of internal jugular blood reflux. Three of 21 cases had internal jugular vein stenoses. In conclusion, we found no evidence confirming the suggested vascular multiple sclerosis hypothesis.
ANN NEUROL 2010;68:255–259