La terapia della Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) rimane estremamente deludente. A tutt'oggi non esiste cura che fermi la degenerazione della cellula motoneuronale, malgrado numerose molecole siano state testate. Unica eccezione, il riluzolo, un antagonista del glutammato, amino acido eccitatorio con effetto lesivo sul motoneurone spinale, che ha dimostrato negli anni '90 una modesta, ma significativa, efficacia sulla progressione di malattia. La reale efficacia della molecola è, però talmente ridotta che il suo utilizzo non è uniformemente accettato nei diversi paesi. Molte sono le molecole dimostrate efficaci nei modelli animali ma molto poco quando poi sono impiegate nell'uomo.
La ricerca di base ha oggi chiarito che il motoneurone nel midollo spinale e il suo lungo prolungamento al muscolo, di fatto non lavora isolato ma in intimo accoppiamento metabolico con almeno due altre cellule del sistema nervoso, cioè l'astrocita, una volta ritenuto cellula di sostegno, e la cellula microgliale, esecutore immunologico nel sistema nervoso centrale. Tale evidenza non è priva di significato terapeutico ed infatti è stata sperimentata nel 2004 la prima molecola antiapoptotica attiva sulla cellula astrocitaria.
La scoperta è fondamentale anche per l'impiego di cellule staminali: l'obiettivo realistico di questo filone di ricerca nella Sla è, infatti, quello di proteggere la cellula motoneuronale in degenerazione, incrementando il numero delle cellule astrocitarie. Le staminali necessitano sempre di attenta ricerca di base per definire la migliore sorgente e la strategia per portare le medesime in vicinanza del motoneurone spinale. La Sla è però malattia eterogenea con sintomi simili ma legati a cause diverse, anche genetiche. In questo caso l'approccio dovrà essere modulato a correggere l'espressione del gene, per esempio con moderne tecniche di silenziamento dello mRNA specifico. Analogamente, le molecole neurotrofiche continuano a dimostrare la loro potenzialità a proteggere selettive popolazioni neuronali quando adeguatamente somministrate. E' recente la dimostrazione del Vegf, capace di rallentare il processo degenerativo con diffusione nel sistema nervoso centrale nel modello animale. Molecole neurotrofiche possono essere veicolate dopo essere state inserite in virus ed iniettate nel muscolo scheletrico. L' IGF-I, un altro fattore trofico, ha dimostrato così la sua efficacia. Tale approccio, sfruttando lo scambio costante tra muscolo e cellula nervosa, rappresenta una sottostimata via di accesso al motoneurone spinale.
Lo scenario terapeutico nella Sla appare, dunque, ampio. Come in oncologia, è forse necessario pensare ad un attacco combinato e le cellule staminali rappresentano uno degli ingredienti del cocktail. Fondamentale la comprensione dei meccanismi di neurodegenerazione mediante la ricerca di base, presupposto per la vera sconfitta della malattia.
di: Vincenzo Silani, Dir. U.O. Neurologia e Laboratorio Neuroscienze, IRCCS Ist. Auxologico Italiano, Un. degli Studi, Milano