FIRENZE, 13 DICEMBRE 2005 - Un farmaco immunosoppressore, noto da tempo e impiegato nei trapianti, è attivo nel prevenire le lesioni cerebrali nella sclerosi multipla.
Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori dell'Università di Firenze e dell'Azienda Ospedaliera-Universitaria di Careggi guidato dal prof. Luca Massacesi: i loro studi sono illustrati in un articolo pubblicato nel numero di dicembre della prestigiosa rivista, «Archives of Neurology», disponibile da oggi.
Lo studio - intitolato «Efficacy of azathioprine on multiple sclerosis new brain lesions evaluated using magnetic resonance imaging» - è stato svolto dai ricercatori dei Dipartimenti di Scienze Neurologiche e Psichiatriche e di Diagnostica per Immagini dell'Azienda Ospedaliera-Universitaria di Careggi e del Centro Interdipartimentale di Risonanza Magnetica dell'Università di Firenze.
La ricerca dimostra l'efficacia del più classico dei farmaci immunosoppressori, l'Azatioprina, nel prevenire la formazione di lesioni cerebrali in pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente.
Si tratta di una importante innovazione nella terapia di questa malattia specialmente per quella parte dei pazienti che non risponde bene alle terapie attualmente usate. Lo studio dei ricercatori fiorentini potrebbe consentire di estendere anche alla sclerosi multipla le indicazioni dell'Azatioprina, con un vantaggio immediato per i pazienti, poichè è un farmaco «generico» già disponibile in farmacia, sia pure con altre indicazioni.
Il farmaco, infatti, è ormai nella storia della medicina in quanto fu il primo immunosoppressore ad essere impiegato per contrastare il rigetto del trapianto d'organo, e per questo ha fatto guadagnare il premio Nobel ai suoi inventori. L'impiego nella sclerosi multipla, però, era stato valutato negli anni '80 con risultati controversi.
«Infatti tali studi, esclusivamente di tipo clinico - spiega Luca Massacesi, ordinario di Neurologia - non riuscirono mai a dimostrarne con chiarezza l'efficacia nella sclerosi multipla né a cancellare i dubbi sul potenziale rischio oncogeno a lungo termine, e quindi il farmaco fu sostanzialmente abbandonato per questa indicazione.
Da allora, a causa della fine del brevetto intercorsa pochi anni dopo, che ne ha molto ridotto la remuneratività , lo sviluppo clinico di questo farmaco nella sclerosi multipla si è fermato».
I ricercatori fiorentini hanno avuto il merito di continuare a credere nell'efficacia del farmaco nella terapia della sclerosi multipla e nella sua sicurezza, dopo che negli anni '90 fu dimostrata sperimentalmente l'assenza di incremento di rischio di tumori anche dopo anni di uso dell'Azatioprina.
«Questa convinzione, portata avanti contro le correnti di pensiero prevalenti negli ultimi anni - sottolinea Massacesi - ci ha spinti a valutare nuovamente tale farmaco, ma questa volta direttamente sulle lesioni cerebrali con la moderna metodologia della risonanza magnetica (MRI).
Tale tecnica infatti è da alcuni anni disponibile presso l'Università di Firenze anche per attività di ricerca, grazie alla fondazione di un Centro Interdipartimentale dedicato, da parte del neurologo Luigi Amaducci, mancato nel 1998».
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