Durante il convegno internazionale sulla sclerosi multipla dal titolo "Unravelling the puzzle of multiple sclerosis: today and tomorrow" (Roma 14-15 Gennaio) sono state presentate le ultime novità sulla terapia della Sclerosi Multipla.
L'attenzione si è focalizzata sui risultati di recenti studi che hanno confermato l'efficacia dei trattamenti usati attualmente (i cosiddetti disease-modifying-drugs o DMD) per rallentare il decorso della Sclerosi Multipla. In particolare lo studio Prism LTFU (Long term follow up), il più lungo studio condotto sull'efficacia dell'interferone beta 1a, ha evidenziato che somministrando l'interferone beta 1a 44 mcg ad alta dose e frequenza non si è riscontrata progressione della malattia in un arco temporale di 15 anni dalla diagnosi. Infatti, a circa 13 anni dalla diagnosi l'80% dei pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante remittente (SMRR) non è passato alla forma secondaria progressiva (SMSP).
Si è poi discusso dell'importanza dello sviluppo di sempre nuove tecnologie in grado di facilitare la somministrazione delle terapie per la sclerosi multipla. Lo scopo è quello di migliorare la qualità della vita dei pazienti agevolando la somministrazione delle terapie e aumentando il coinvolgimento dei pazienti alla terapia stessa al fine di migliorare l'efficacia dei trattamenti. Infine nel corso dei lavori si è fatto riferimento alle nuove tecnologie attualmente in studio in grado di aumentare la biodisponibilità dei farmaci, ossia la loro maggiore permanenza nell'organismo con conseguente riduzione della somministrazione di farmaco nel tempo.
Il professor Carlo Pozzilli, responsabile del Centro sclerosi multipla presso l'Ospedale Sant'Andrea dell'Università di Roma "La Sapienza", spiega che lo studio Prism LTFU ha ulteriormente dimostrato l'efficacia dell'interferone beta 1a nel bloccare la progressione della malattia infatti: "Prima dell'avvento dell'interferone la percentuale di pazienti che vedevano progredire la malattia era del 50-60% rispetto al 20% di oggi". Il professor Pozzilli sostiene inoltre la fondamentale importanza di una diagnosi precoce garantita da sempre nuovi e più precisi metodi diagnostici.
Dal canto suo il professor Giancarlo Comi, ordinario e Direttore della Clinica Neurologica dell'Ospedale San Raffaele di Milano, ha messo ulteriormente in evidenza l'importanza di un inizio precoce del trattamento con DMD ed ha presentato le nuove possibilità terapeutiche offerte da molecole innovative in fase di studio come l'immunosoppressore Cladribina, primo farmaco per la sclerosi multipla a somministrazione orale che ha dimostrato non solo la sua efficacia nel ridurre l'attività infiammatoria della malattia, ma anche un ottimo profilo di sicurezza e tollerabilità .
Fonte: Corriere dell'Umbria 15/01/06; La voce di Cremona 15/01/06; Il Tempo 15/01/06; Saluteeuropa.it 16/01/06