Un passo avanti avanti nella cura della sclerosi multipla, con l'impiego immediato dell'interferone beta già alla prima diagnosi. Il dato è emerso al congresso di Berlino ed è contenuto nello studio "Benefit" (98 Centri di 20 Paesi e 500 pazienti esaminati). L'indagine conferma la riduzione del rischio di una nuova ripresa entro due anni dall'inizio del trattamento.
L'importante, ha precisato il prof. Carlo Pozzilli, del Centro all'Ospedale Sant'Andrea - Università di Roma La Sapienza, è la precocità della terapia. Una scelta importante per un'affezione del sistema nervoso ad origine autoimmune che colpisce ogni anno, in Italia, duemila persone. I primi disturbi riguardano solitamente la vista, con una neurite ottica oppure la sensibilità delle terminazioni cutanee dei nervi o del movimento.