Sclerosi multipla: interferone beta fin dai primi disturbi

Un passo avanti avanti nella cura della sclerosi multipla, con l'impiego immediato dell'interferone beta già alla prima diagnosi. Il dato è emerso al congresso di Berlino ed è contenuto nello studio "Benefit" (98 Centri di 20 Paesi e 500 pazienti esaminati). L'indagine conferma la riduzione del rischio di una nuova ripresa entro due anni dall'inizio del trattamento.
L'importante, ha precisato il prof. Carlo Pozzilli, del Centro all'Ospedale Sant'Andrea - Università di Roma La Sapienza, è la precocità della terapia. Una scelta importante per un'affezione del sistema nervoso ad origine autoimmune che colpisce ogni anno, in Italia, duemila persone. I primi disturbi riguardano solitamente la vista, con una neurite ottica oppure la sensibilità delle terminazioni cutanee dei nervi o del movimento.

Data: 07 Marzo 2006


Ultime news

Il trattamento con Laquinimod (Teva Pharmaceutical Industries) assunto per via orale, sembra essere in grado di ridurre l’attività di malattia del 40,4% rispetto alla sostanza inattiva placebo; questo ciò che rivela uno studio di fase 2 coinvolgente 306 pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante-remittente.

Recentemente due gravi infezioni furono riportate in due persone coinvolte in studi clinici per la sperimentazione del farmaco FTY720 (Novartis Pharmaceutical Corp.) assunto per via orale nel trattamento della sclerosi multipla.

Il farmaco Prozac (fluoxetina), appartenente alla categoria degli antidepressivi potrebbe essere d’aiuto nel rallentamento dell’attività di malattia in particolare in relazione alla sclerosi multipla in forma recidivante-remittente; è quello che rivela lo studio preliminare pubblicato in testa al Journal of Neurology Neurosurgery and Psychiatry.

Navigazione