Sclerosi Multipla in età pediatrica: diagnosi cliniche, strategie terapeutiche e direzioni future

La comparsa della SM in età pediatrica comporta sfide sia di ordine diagnostico che terapeutico, specialmente se i primi sintomi della demielinizzazione  assomigliano a quelli dell’Encefalomielite acuta disseminata (ADEM). Nonostante la Risonanza Magnetica sia uno strumento dal valore diagnostico inestimabile ha una carenza specifica proprio nella distinzione tra ADEM e primi attacchi della SM.

Le tecniche di Risonanza avanzate possono avere le specificità richieste per rivelare dove la perdità di integrità dei tessuti accade come caratteristica specifica della SM.

Anche se la comparsa della SM in età pediatrica spesso pronostica una prognosi favorevole a breve termine, alcuni bambini rimangono gravemente disabili, sia fisicamente che cognitivamente e più del 50% ha una forte probabilità di contrarre la fase secondaria progressiva della malattia entro i 30 anni. Le terapie immunomodulanti per la SM e la loro applicazione sicura per i bambini possono migliorare una prognosi a lungo termine.

I fattori genetici e ambientali, come un'infezione virale, possono essere favorevoli unicamente se assoggettabili allo studio dei pazienti in età pediatrica affetti da SM.
Capire le conseguenze immunologiche di queste esposizioni putative può fare luce sui precoci cambiamenti patologici. 

Fonte: Lancet Neurol. 2007 Oct;6(10):887-902.

Data: 03 Novembre 2007


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Il trattamento con Laquinimod (Teva Pharmaceutical Industries) assunto per via orale, sembra essere in grado di ridurre l’attività di malattia del 40,4% rispetto alla sostanza inattiva placebo; questo ciò che rivela uno studio di fase 2 coinvolgente 306 pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante-remittente.

Recentemente due gravi infezioni furono riportate in due persone coinvolte in studi clinici per la sperimentazione del farmaco FTY720 (Novartis Pharmaceutical Corp.) assunto per via orale nel trattamento della sclerosi multipla.

Il farmaco Prozac (fluoxetina), appartenente alla categoria degli antidepressivi potrebbe essere d’aiuto nel rallentamento dell’attività di malattia in particolare in relazione alla sclerosi multipla in forma recidivante-remittente; è quello che rivela lo studio preliminare pubblicato in testa al Journal of Neurology Neurosurgery and Psychiatry.

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