Sclerosi multipla, conferme sull'interferone

Efficace secondo uno studio a lungo termine (8 anni). Novità in ricerca: oltre 40 sperimentazioni

di Mariapaola Salmi

Le sfide sono le stesse di sempre, prevenire la progressione della malattia e l'instaurarsi di una disabilità che negli anni diventa irreversibile. Cambiano invece le prospettive terapeutiche.
Le notizie arrivano dal convegno "Unravelling the puzzle of multiple sclerosis: today and tomorrow". PRISM-LTFU, l'ultimo studio multicentrico europeo a lungo termine - otto anni - condotto da Serono, azienda impegnata nella ricerca farmacologia sulla sclerosi multipla, conferma il ruolo chiave dell'interferone beta 1-a (Rebif) quale trattamento elettivo.
Ad alte dosi da somministrare più precocemente possibile e per periodi lunghi, il farmaco impedisce nei pazienti che presentano ricadute e remissioni (sclerosi multipla recidivante remittente) l'evoluzione della malattia alla forma secondaria progressiva.
"Un successo per lo studio", commenta Carlo Pozzilli, responsabile del Centro sclerosi multipla dell'ospedale Sant' Andrea-Università "La Sapienza" di Roma, "i cui dati clinici confermano sia l'efficacia dell'interferone nel rallentare il decorso della SM, sia la buona tollerabilità dal momento che il 74% dei pazienti arruolati ha seguitato ad assumerlo per tutti gli 8 anni. Inoltre l'80% dei trattati non è andato incontro a invalidità spesso osservate in malati a 15 anni dall'esordio della patologia".
Se da un lato i clinici segnalano una tendenza all'aumento dei casi di sclerosi multipla, correlato in parte alla maggiore disponibilià di indagini strumentali, dall'altro si registra l'incremento e l'anticipazione di almeno cinque anni delle diagnosi. "Fino a qualche anno fa queste si facevano attorno ai 35 anni, oggi a 28 anni", spiega Giancarlo Comi, direttore della clinica neurologica dell'Università Vita Salute - San Raffaele di Milano.
Tante le strategie alle quali lavora la ricerca: manipolazioni delle cellule del sistema immunitario coinvolte nella malattia per simulare una sorta di vaccinazione; sostanze neuroprotettive capaci di bloccare la catena di eventi che sostiene il processo infiammatorio; cellule staminali che iniettate nella sede di lesione versano sostanze trofiche. Tutto per limitare il danno e ripararlo.
La farmacia, oltre a interferone e copolimero già disponibili, si arricchirà a breve di nuove molecole. "Al momento ci sono almeno 40 sperimentazioni multicentriche internazionali in corso con sostanze che dovrebbero agire sul sistema immunitario per convincerlo a tornare sui suoi passi quando ancora non è del tutto alterato", spiega Comi, "in tal senso ciclofosfamide, cladribina, FTY, teriflunamide potrebbero non solo essere meno tossiche e studiate per somministrazione orale ma in grado di ridurre gli attacchi e rallentare la progressione della malattia".

Data: 28 Gennaio 2006


Ultime news

Sono stati presentati i primi risultati dello studio di fase III ALLEGRO, che hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa nel tasso annualizzato di recidive nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente, trattati con Laquinimod 0.6 mg/die per via orale, rispetto al gruppo placebo.

Inoltre sono stati raggiunti altri endpoint clinici, tra cui la riduzione significativa della progressione della disabilità, misurata alla scala EDSS (Expanded Disability Severity Scale).

The prevailing view on multiple sclerosis etiopathogenesis has been challenged by the suggested new entity chronic cerebrospinal venous insufficiency. To test this hypothesis, we studied 21 relapsing-remitting multiple sclerosis cases and 20 healthy controls with phasecontrast magnetic resonance imaging. In addition, in multiple sclerosis cases we performed contrastenhanced magnetic resonance angiography. We found no differences regarding internal jugular venous outflow, aqueductal cerebrospinal fluid flow, or the presence of internal jugular blood reflux. Three of 21 cases had internal jugular vein stenoses. In conclusion, we found no evidence confirming the suggested vascular multiple sclerosis hypothesis.
ANN NEUROL 2010;68:255–259