Cosa succede se una rivista scientifica, magari nel tentativo di aumentare le vendite, â€strilla†allo scoop come un qualunque altro magazine? È quello che è capitato in questi giorni alla rivista Nature che, alcuni giorni prima dell’uscita dell’ultimo numero, ha anticipato i risultati di un articolo che avrebbe dimostrato che si possono ottenere cellule staminali embrionali umane senza danneggiare l’embrione. La ricerca a cui il comunicato si riferiva era quella di Robert Lanza ricercatore di confine e apprezzato staminalista che lavora per la compagnia di ricerche americana Advanced Cell Technology.
I ricercatori e i giornali di tutto il mondo, sebbene ancora sulla scia degli ultimi giorni di vacanza, hanno riportato la notizia sottolineando che questa ricerca avrebbe potuto mettere fine a buona parte dei problemi etici in merito alla ricerca e all’uso sulle staminali: senza danno all’embrione non sussisterebbero molte delle obiezioni all’uso di queste cellule, questa la posizione dei più.
Si scopre però, solo un paio di giorni dopo, cioè all’uscita della rivista Nature e ad un attenta lettura della fonte primaria, cioè della ricerca scientifica, che le cose non stanno esattamente così. E, prima ancora di capire come stiano davvero le cose, partono lettere d’accusa alla rivista e all’autore della ricerca a cui seguono lettere di precisazioni dello stesso.
Ma cosa è successo? La fredda cronaca indica che a due giorni dall’uscita dell’ultimo numero, la rivista Nature abbia divulgato un comunicato stampa sensazionalistico; al momento dell’uscita della rivista e dopo presa visione dell’articolo in questione sono state lanciate delle obiezioni; la più circostanziata è giunta via e-mail alla redazione della rivista da parte di Richard Doerflinger leader degli attivisti americani Pro Life. Doerflinger ha contestato in tre punti i risultati di Robert Lanza sostenendo che il suo gruppo ha mistificato i dati e che cioè, a leggere tra le righe, nessuno degli embrioni è sopravvissuto agli esperimenti. Robert Lanza ha risposto a questa lettera affermando che non vi era alcuna volontà di mistificazione né tentativo di affermare il falso: i sedici embrioni a cui era stata prelevata una singola cellula (dalla quale sono state ottenute le cellule staminali) non sono sopravvissuti; la novità della ricerca sta esclusivamente nell’essere riusciti ad ottenere una linea di cellule staminali embrionali umane partendo da un’unica cellula; questa tecnica aveva già funzionato in passato sui topi ma non era mai stata applicata a embrioni umani.
In sostanza: falso allarme. Ma questa spiegazione non è sufficiente. Vi sono, nella comunicazione, diversi nodi cruciali in cui si possono verificare dei cortocircuiti che causano fraintendimenti. Questo è un caso emblematico: supponendo l’assoluta buona fede di tutte le persone coinvolte è bastato che il ricercatore non abbia dichiarato chiaramente nel suo articolo che tutti gli embrioni usati non erano sopravvissuti, che la rivista non abbia tenuto bassi i toni del comunicato per alzare il polverone su una questione su cui non solo la scienza ma anche la società sta riflettendo da tempo. Su tutto un dato certo: il polverone è durato il tempo di fare salire alle stelle le azioni della Advanced Cell Technology.