E’necessaria una premessa. L’embrione nasce dall’incontro tra un ovulo e uno spermatozoo. Se lasciato crescere nell’utero materno diventerà un feto, e poi un bambino. Una cellula staminale di derivazione embrionale è invece materiale cellulare prelevato dall’embrione, che così viene soppresso. Orbene: la legge 40 vieta la ricerca sull’embrione umano. Ma non vieta, almeno esplicitamente, la ricerca sulle staminali embrionali acquistate in altri Paesi. Come dire: un animalista trova repellente uccidere bestie in territorio italiano, poi però importa dall’estero le pelli e le carni di animali uccisi altrove.
E’ paradossale, ma la realtà della ricerca scientifica in Italia è questa. Lo denuncia in una lettera a Repubblica il ginecologo e ricercatore Carlo Flamigni, dell’Università di Bologna. Che si dice «confuso» dalle polemiche addensate attorno a Mussi, il ministro per la Ricerca che ha ritirato la firma dell’Italia dalla Dichiarazione etica, un documento che vorrebbe vietare il finanziamento alla ricerca sull’embrione in Europa.
«Ero convinto», scrive Flamigni, «che la legge 40 vietasse la sperimentazione sugli embrioni, non la ricerca sulle linee di cellule staminali che molti laboratori italiani acquisiscono dall’estero e sulle quali stanno lavorando». Chiediamo allora al medico bolognese se non si tratti di una ipocrisia tutta italiana. «Certo che lo è», esclama. «Ma lei lo sa che in Europa ci accusano di far fare il lavoro sporco agli altri?».
Il lavoro sporco, naturalmente, è la soppressione di embrioni per ricavarne cellule staminali. La sua, continua Flamigni, è una provocazione che mette in luce le «tante assurdità » della legge sulla fecondazione assistita. Come ad esempio il divieto della diagnosi preimpianto - salvo poi rimediare eventualmente con un aborto.
Al ministero della Sanità cadono dalle nuvole. A noi non risulta, assicurano, che vi siano laboratori che lavorano sulle staminali embrionali. E se lo facessero sarebbe illegale, perché la legge, seppure implicitamente, vieta anche l’importazione di materiale cellulare proveniente da embrioni umani. L’ufficio giuridico che fa capo a Livia Turco si è messo comunque al lavoro per esaminare la questione.
Questione che ha dell’incredibile: il ministero ignora che una delle punte più avanzate della ricerca italiana in materia di staminali embrionali, l’équipe della dottoressa Elena Cattaneo dell’Università di Milano, stia ottenendo riconoscimenti internazionali certificati dal gruppo Eurostemcell, grazie a finanziamenti totalmente Ue. Ma in Italia.
E’ vero, la legge 40, quella che ha prodotto uno dei referendum più massacranti della storia repubblicana, vieta la produzione di embrioni a scopo di ricerca, e impedisce che si utilizzino persino gli embrioni sovrannumerari, quelli non impiantati per un motivo o per l’altro nell’utero. Si calcola che siano poco più di duemila, congelati e conservati a Milano. Sono quelli che molti ricercatori richiedono di usare, piuttosto di buttarli nel lavandino. Perché anche gli embrioni hanno una scadenza, e dopo qualche tempo non possono più venire impiantati, e diventano un’ottima fonte di staminali.
Perché non farvi ricorso?, si chiede Angelo Luigi Vescovi, ricercatore al San Raffaele di Milano. Vescovi si occupa di staminali adulte, si dichiara «ateo, profondamente ateo», ma al referendum si schierò dalla parte del Vaticano «perché per me un embrione è vita, punto». Non sopporta che si parli di ipocrisia. La legge, dice, sceglie il danno minore e non è dunque perfetta. E l’ideale sarebbe la creazione di una commissione scientifica che certifichi il momento in cui un embrione non diventerà mai un bambino, e che lo metta a disposizione della ricerca. In tutto il mondo attualmente sono 300mila gli embrioni congelati: «Bastano e avanzano», conclude Flamigni.
I ricercatori italiani, invece, si riforniscono di staminali embrionali principalmente dall’Australia e dall’Inghilterra, il Paese con la legislazione più aperta in materia.
La fondatrice del comitato Scienza e Vita Paola Binetti, ora senatrice della Margherita e leader del fronte trasversale per l’embrione, smentisce di netto: i laboratori italiani possono utilizzare staminali embrionali già esistenti prima della entrata in vigore della legge 40. «Non è una contraddizione. Mi dispiace per quegli embrioni andati distrutti, ma erano già presenti in Italia, e ogni ricercatore serio sa che non può utilizzare nuove staminali, nemmeno se provengono dall’estero». La legge, conclude Binetti, magari non lo dice esplicitamente, ma va interpretata.