11 Maggio 2006 - OGGI in Italia 17.000 persone con Sclerosi Multipla sono in cura con Interferon beta (IFN beta) mentre in Europa sono circa 100.000.
Sono passati 10 anni dall'introduzione di questo farmaco nella terapia della SM e l'esperienza ne supporta l'efficacia. Ad esempio, solo un paziente su 5 ha avuto una forma progressiva, se trattato precocemente con IFN beta, mentre questa in genere riguarda circa la metà dei pazienti. Ovviamente il trattamento va iniziato quando esiste certezza della malattia ed a tale scopo la risonanza magnetica (RM) oggi fornisce un elemento fondamentale per la diagnosi precoce.
Purtroppo non tutti i casi sono sensibili all'INF beta. Ricerche recenti hanno stabilito che la quota di pazienti che trae benefici dalla cura varia tra il 44 e il 73% a seconda dei criteri di valutazione. Alcuni studi hanno poi cercato di individuare precocemente i fattori predittivi della risposta terapeutica, ma senza successo. Pertanto la tendenza attuale è quella di iniziare il trattamento preventivo con IFN beta nella maggior parte dei pazienti sin dalle prime manifestazioni della malattia. Poi è importante verificarne precocemente l'efficacia, sia con controlli clinici che con la RM, dal momento che nuove lesioni cerebrali molto spesso non causano alcuna sintomatologia. Anche la ricerca dell'eventuale presenza di anticorpi prodotti contro l'interferone può risultare utile nel formulare un giudizio prognostico. La loro presenza è infatti associata ad una ridotta efficacia terapeutica.
Infine, un'adeguata informazione ed educazione sui possibili effetti collaterali del farmaco si rende necessaria. La possibilità di prevenire ed alleviare tali disturbi, aiuta molto i pazienti a sopportare la terapia. Altri fattori, quali lo schema di somministrazione che prevede anche iniezioni a frequenza plurisettimanale, e la necessità di prolungare il trattamento per alcuni anni, può infatti creare problemi di mancata aderenza alla terapia, in particolare nelle persone giovani.
In conclusione, alla luce dei dati più recenti, si può affermare che l'introduzione della terapia con IFN beta abbia rappresentato un importante contributo alla lotta contro la SM, malattia che, in considerazione della elevata frequenza di sviluppo nei giovani adulti, comporta un notevole impatto sociale.