Presso l’Azienda Ospedaliera “Umberto I°” di Enna diretta dal Direttore Generale Dr. Francesco Naro, con l’avvallo del Direttore Sanitario Dr.ssa Lia Murè, si sta conducendo uno studio sulle caratteristiche genetiche della Sclerosi Multipla nella nostra provincia.
A coordinare questo lavoro è la Dr.ssa Maria Luisa Tranchida, Direttore del Reparto di Neurologia che sta collaborando con il Prof. Goffreey Dean dell’Università di Dublino, prestigioso scienziato di fama mondiale, con la Prof.ssa Pristina Laning dell’Università di Londra e con la Genetista Prof.ssa Teepu Siddique della Northwestern University di Chicago.
La Sclerosi Multipla è una malattia neurologica invalidante che colpisce gli individui giovani ed è dovuta ad un processo infiammatorio che interessa il cervello e di cui sono sconosciute, ancora, le cause.
Diverse ipotesi sono state effettuate in proposito ed una di queste attribuisce al fattore genetico un peso importante.
La malattia è più diffusa nel nord Europa ma anche nel centro Sicilia, da diversi anni, è stato dimostrato che essa è altamente rappresentata, probabilmente a causa della presenza nella popolazione di “geni” di provenienza nordica.
Lo scopo dello studio è di ricercare, nel sangue dei pazienti di Sclerosi Multipla della nostra Provincia e dei loro familiari, delle costanti genetiche che potrebbero collegarsi alla malattia; è previsto nello studio il confronto con le caratteristiche genetiche di altrettanti pazienti di Malta dove la malattia è rara, pur avendo quest’isola fattori ambientali e climatici simili alla nostra.
Nell’ottica di questo programma scientifico stamani presso il reparto di Neurologia alcuni pazienti con i loro familiari hanno volontariamente donato il sangue che sarà prontamente inviato a Chicago.
Abbiamo chiesto alla dr.ssa Maria Luisa Tranchida cosa ci si aspetta da questo studio clinico.
“Sicuramente la soluzione definitiva non è dietro l’angolo” ci ha risposto la dr.ssa - “ma questo studio, potrebbe contribuire a chiarire i meccanismi determinanti la malattia ed è indubbio che questo è un passo fondamentale per poi passare alle ricerche terapeutiche. Con questo lavoro anche noi e i nostri pazienti stiamo cercando di dare un apporto al mondo scientifico nel suo processo di ricerca”.