9/6/2006 - L'Emea ha dato la sua approvazione per usare l'interferone gia' dai primi stadi iniziali della sclerosi multipla in tutti e 25 gli Stati membri dell'Ue, oltre a Islanda e Norvegia. ''Una scelta doverosa - commenta Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'ospedale San Raffaele di Milano - che rappresenta uno strumento essenziale per poter realizzare cio' che scientificamente era gia' manifesto. Tutte le ricerche hanno infatti documentato che l'uso dell'interferone, all'esordio della malattia, determina nei due anni successivi una riduzione degli attacchi di circa il 50%, percentuale che raggiunge il 56-57% in quei malati in cui l'attacco e' determinato da un'unica lesione''. In pratica l'Emea ha esteso l'indicazione dell'interferon beta-1b al trattamento dei pazienti con un primo episodio clinico, che potrebbe rappresentare lo sviluppo della sclerosi multipla. ''Il cambiamento per i pazienti e' sostanziale - conclude Comi - perche' prima per curarsi bisognava aver avuto almeno due attacchi e spesso tra un episodio e l'altro trascorrevano alcuni anni, durante i quali la malattia inevitabilmente progrediva. La malattia invece va curata subito, visto che il trattamento precoce e' decisamente piu' efficace rispetto alla stessa terapia somministrata solo in una fase successiva. La somministrazione precoce del farmaco ha inoltre determinato una riduzione dell'85% del numero di lesioni che si accumulano nel cervello e nel midollo spinale. E' quindi auspicabile che la decisione dell'Emea sia accompagnata da un provvedimento governativo che stabilisca la rimborsabilita' del farmaco a livello nazionale''.