Ddl: sì a uso della cannabis contro il dolore

BOLOGNA - Potrebbe essere presentato venerdì al Consiglio dei ministri il disegno di legge messo a punto dal ministero della Salute che prevede procedure per la «semplificazione degli adempimenti amministrativi per la tutela della salute». Il provvedimento prevede anche procedure più semplici per la prescrizione di farmaci antidolore, compresi quelli che contengono derivati della marijuana. Una novità difesa e sostenuta dal ministro Livia Turco, e che non manca di suscitare polemiche. La Turco ha ribadito lunedì, in occasione di un seminario sul welfare a Bologna, di essere favorevole all'uso della cannabis come terapia antidolore. «Si chiama terapia antidolore e non c'entra nulla con gli spinelli - sottolinea -. È uno dei tanti modi per aiutare i malati oncologici, quelli di Aids pet esempio, a soffrire di meno, e appunto tra le opportunità c'è l'uso a carattere esclusivamente terapeutico, come già avviene in tanti Paesi, di sostanze come la cannabis».
SEMPLIFICAZIONE - Che la cannabis sia una sostanza priva di utilità terapeutica lo si legge nella legge Fini-Giovanardi sulla droga (49/2006). Un testo che il ddl della Turco potrebbe rivoluzionare. In pratica, si apre la strada alla cosiddetta cannabis ad uso terapeutico e, nel prossimo futuro, contro il dolore cronico sarà possibile acquistare in farmacia medicinali derivati dalla marijuana. Una novità per l'Italia ma in molti Paesi è già possibile utilizzare questo tipo di farmaci dietro prescrizione medica, come Usa, Canada, Svizzera, Olanda, Belgio, Gran Bretagna e Germania. Il ddl dovrebbe portare anche un'altra semplificazione: il via libera all'utilizzo del normale ricettario del Servizio sanitario nazionale anche per la prescrizione, a carico del Ssn, di questo tipo di farmaci. L'obiettivo è, insomma, quello di semplificare ulteriormente (rispetto alla legge del 2001 che già aveva migliorato tali modalità), e dunque incentivare, la prescrizione dei farmaci anti-dolore per varie categorie di malati.
I PUNTI DEL DDL - Questi i principali punti del ddl messo a punto dal ministro Turco:
- I farmaci oppioidi potranno essere prescritti utilizzando il normale ricettario del Servizio sanitario nazionale. Questo dovrebbe sveltire la procedura evitando difficoltà ai medici nel reperimento dei ricettari.
- I farmaci oppioidi potranno essere prescritti non solo per le patologie dolorose croniche, neoplastiche o degenerative, ma anche per le altre forme dolorose. Il criterio sarà quello della gravità/intensità del dolore.
- Il ministero della salute potrà aggiornare l'elenco dei farmaci oppiacei prescrivibili in modo semplificato attraverso un decreto, sentito il Consiglio superiore di sanità. Non sarà quindi più necessaria una modifica o abrogazione con legge e un passaggio parlamentare. Attualmente, l'elenco contiene 10 principi attivi (buprenorfina, codeina, diidrocodeina, fentanil, idrocodone, idromorfone, metadone, morfina, ossicodone, ossimorfone).
- Due principi attivi di sintesi, derivanti appunto dalla cannabis e già utilizzati all'estero, verranno inseriti nell'elenco: il Delta-8-tetraidrocannabinolo e il Delta-9-tetraidrocannabinolo, che sono tra i principi attivi delle sostanze stupefacenti. Per la commercializzazione, sarà successivamente necessario un ulteriore passaggio all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa).
FINI - «Attendo di conoscere la proposta del ministro Turco - ha commentato il leader di An, Gianfranco Fini -. Anche la morfina è utilizzata per la terapia del dolore ma non per questo è autorizzata la sua assunzione. Ora dobbiamo vedere se la proposta prevede che questi derivati dalla cannabis vengano prescritti per esclusivo uso terapeutico oppure se si cerca di aggirare il divieto di assunzione».
Data: 17 Ottobre 2006


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Sono stati presentati i primi risultati dello studio di fase III ALLEGRO, che hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa nel tasso annualizzato di recidive nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente, trattati con Laquinimod 0.6 mg/die per via orale, rispetto al gruppo placebo.

Inoltre sono stati raggiunti altri endpoint clinici, tra cui la riduzione significativa della progressione della disabilità, misurata alla scala EDSS (Expanded Disability Severity Scale).

The prevailing view on multiple sclerosis etiopathogenesis has been challenged by the suggested new entity chronic cerebrospinal venous insufficiency. To test this hypothesis, we studied 21 relapsing-remitting multiple sclerosis cases and 20 healthy controls with phasecontrast magnetic resonance imaging. In addition, in multiple sclerosis cases we performed contrastenhanced magnetic resonance angiography. We found no differences regarding internal jugular venous outflow, aqueductal cerebrospinal fluid flow, or the presence of internal jugular blood reflux. Three of 21 cases had internal jugular vein stenoses. In conclusion, we found no evidence confirming the suggested vascular multiple sclerosis hypothesis.
ANN NEUROL 2010;68:255–259