Approfondito il rischio di peggioramento durante il trattamento con interferone beta

Un gruppo di ricercatori delle Università di Bari, di Firenze, di Sassari, di Ferrara, di Palermo e dell’Ospedale San Raffaele di Milano, grazie ai dati forniti dall’Italian MS Database Network (MSDN), ha analizzato il  rischio di peggioramento durante il trattamento con interferone beta nella sclerosi multipla.

Nel 2001 nasceva l’Italian MS Database Network (MSDN), una rete informatica, promossa dalla Fondazione Cesare Serono, avente come scopo il collegamento dei centri specializzati nel trattamento della sclerosi multipla diffusi sul territorio italiano. Attualmente ancora in piedi con il nuovo nome iMedWeb, questo database, custodito in un server ospitato presso il Consorzio Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro (Chieti), raccoglie i dati provenienti da 37 Centri di Sclerosi Multipla.

I dati, raccolti dai Centri SM tramite la cartella clinica elettronica iMed, vengono anonimizzati e inviati al server centrale con connessione sicura, tramite la Web Application iMedWeb.  In questo modo i Centri specializzati che partecipano a iMedWeb possono condividere le informazioni raccolte ed utilizzarle all'interno di specifici progetti di ricerca.

Un gruppo di ricercatori denominato MSDN study group, formato da ricercatori delle Università di Bari, di Firenze, di Sassari, di Ferrara, di Palermo e dell’Ospedale San Raffaele di Milano ha utilizzato proprio una coorte (2090 pazienti) dell’Italian MS Database Network (MSDN) per portare a termine uno studio che è stato pubblicato nel numero di Ottobre 2006 della rivista Multiple Sclerosis. L’obiettivo dello studio è stato quello di analizzare il rischio di peggioramento connesso al trattamento con interferone beta nel caso di pazienti affetti da sclerosi multipla.

Il 41% dei pazienti è stato sottoposto al trattamento con interferone beta per due anni, il 39% è stato sottoposto al trattamento con interferone beta per un periodo compreso tra i 2 e i 4 anni e il 20% per più di 4 anni.

I risultati dello studio evidenziano il rischio di una  progressione della disabilità e di un peggioramento nella frequenza delle ricadute, molto minore nei pazienti in cura con l’Interferone beta da più di 4 anni, rispetto al gruppo in cura per due anni.
Il trattamento con interferone beta per più di due anni, quindi, conduce a una stabilizzazione clinica e può migliorare, sul lungo termine, le risposte del paziente al trattamento.

Fonte: Multiple Sclerosis, 2006; Oct, 12 (5): 578-85

Data: 21 Novembre 2006


Ultime news

Sono stati presentati i primi risultati dello studio di fase III ALLEGRO, che hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa nel tasso annualizzato di recidive nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente, trattati con Laquinimod 0.6 mg/die per via orale, rispetto al gruppo placebo.

Inoltre sono stati raggiunti altri endpoint clinici, tra cui la riduzione significativa della progressione della disabilità, misurata alla scala EDSS (Expanded Disability Severity Scale).

The prevailing view on multiple sclerosis etiopathogenesis has been challenged by the suggested new entity chronic cerebrospinal venous insufficiency. To test this hypothesis, we studied 21 relapsing-remitting multiple sclerosis cases and 20 healthy controls with phasecontrast magnetic resonance imaging. In addition, in multiple sclerosis cases we performed contrastenhanced magnetic resonance angiography. We found no differences regarding internal jugular venous outflow, aqueductal cerebrospinal fluid flow, or the presence of internal jugular blood reflux. Three of 21 cases had internal jugular vein stenoses. In conclusion, we found no evidence confirming the suggested vascular multiple sclerosis hypothesis.
ANN NEUROL 2010;68:255–259