Abitare alle latitudini settentrionali aumenta il rischio di sclerosi multipla

Uno studio condotto in California e pubblicato sulla rivista Annals of Neurology suggerisce che il rischio di sclerosi multipla è più alto per coloro che vivono alle latitudini più settentrionali.
Realizzato da esperti della University of Southern California, lo studio è stato condotto su 700 coppie di gemelli, in cui ad almeno un membro era stata diagnosticata la sclerosi multipla. Dall'analisi è emerso che i soggetti nati più a nord tendono a manifestare i sintomi della malattia prima di quelli nati a sud. Inoltre, nelle coppie di gemelli omozigoti, la probabilità che la malattia fosse diagnosticata in tutti e due i membri della coppia era più grande in quelli nati più a Nord.
Infatti, il rischio di presenza della malattia in tutti e due i membri della coppia era del 18,6 per cento per quelli nati più a Nord contro il 9,5 per cento delle altre coppie.
Nello studio, le località considerate "settentrionali" erano il Canada o gli Stati americani al di sopra del 42esimo parallelo, come l'Alaska, Oregon, New York e Massachusetts.
Tra le cause di questo fenomeno, gli esperti suggeriscono la presenza di fattori ambientali, come la ridotta esposizione al Sole, e la presenza di eventuali virus.

Data: 12 Agosto 2006


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Sono stati presentati i primi risultati dello studio di fase III ALLEGRO, che hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa nel tasso annualizzato di recidive nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente, trattati con Laquinimod 0.6 mg/die per via orale, rispetto al gruppo placebo.

Inoltre sono stati raggiunti altri endpoint clinici, tra cui la riduzione significativa della progressione della disabilità, misurata alla scala EDSS (Expanded Disability Severity Scale).

The prevailing view on multiple sclerosis etiopathogenesis has been challenged by the suggested new entity chronic cerebrospinal venous insufficiency. To test this hypothesis, we studied 21 relapsing-remitting multiple sclerosis cases and 20 healthy controls with phasecontrast magnetic resonance imaging. In addition, in multiple sclerosis cases we performed contrastenhanced magnetic resonance angiography. We found no differences regarding internal jugular venous outflow, aqueductal cerebrospinal fluid flow, or the presence of internal jugular blood reflux. Three of 21 cases had internal jugular vein stenoses. In conclusion, we found no evidence confirming the suggested vascular multiple sclerosis hypothesis.
ANN NEUROL 2010;68:255–259