Azatioprina

L’Azatioprina è il farmaco immunosoppressore più largamente usato nella sclerosi multipla, a ragione della sua relativamente bassa tossicità. L’azatioprina è un derivato della mercaptopurina e funziona come un analogo strutturale o “antimetabolita”. Gli antimetaboliti possono operare con molti differenti meccanismi che vanno ad inibire la proliferazione cellulare. L’immunosoppressione che si verifica in seguito a somministrazione di azatioprina o mercaptopurina, sembra sia dovuta ad una interferenza o meglio ad una inibizione nella sintesi delle purine, del DNA e del RNA, necessari alla moltiplicazione cellulare che segue ad una stimolazione da parte di sostanze con potere antigene.

In tal modo, l’azatioprina sembra ridurre, principalmente, le risposte immuni umorali, anticorpali, mediate dal linfociti B.

Una recente meta-analisi di tutti gli studi controllati, pubblicati fino ad oggi, circa l’impiego di questo farmaco nella sclerosi multipla, ne evidenzia una riduzione nella frequenza delle riacutizzazioni di malattia nelle forme recidivanti-remittenti: l’efficacia dell’azatioprina nel trattamento della sclerosi multipla è stata accertata da una meta-analisi dei risultati di tutti gli studi in doppio-cieco, randomizzati e controllati, che sono stati pubblicati (Yudkin PL et al., 1991). 793 pazienti sono stati inclusi in 5 studi a doppio-cieco e in 2 studi a singolo cieco. Dopo un anno di trattamento, l’incremento della disabilità, misurata sulla base della scala di Kurtzke (EDSS), non differiva nei gruppi trattati e nei gruppi controllo, ma dopo 2 anni c’era una piccola differenza a favore del trattamento con azatioprina; tale differenza era mantenuta, ma non aumentata, dopo tre anni di trattamento. La probabilità d’essere liberi da possibili ricadute nel corso del primo, secondo e terzo anno di trattamento, era significativamente superiore nel gruppo trattato con azatioprina, ma rimane oggetto di discussione se i modesti effetti clinici dell’azatioprina superino i suoi effetti collaterali (Yudkin PL et al., 1991).

L’efficacia dell’azatioprina sull’attività e sulla progressione della malattia non ha mai trovato riscontro da misure oggettive come i parametri di risonanza magnetica, fino al 2005, quando Massacesi L. et altri, hanno dimostrato che la somministrazione di azatioprina, a dosaggi in grado di sopprimere i linfociti, risulta essere efficace nel ridurre nuove lesioni infiammatorie cerebrali nei pazienti con SM recidivante-remittente inclusi nello studio, oltre ad essere ben tollerata.

Gli effetti sulla forma primaria progressiva appaiono meno chiari, mentre una probabile riduzione dell’invalidità sembra essere documentabile in pazienti con malattia in fase secondaria progressiva.

L’effetto tossico principale esplicato dall’azatioprina è rappresentato da una mieloinibizione (tossicità per gli elementi del midollo osseo); in seguito a dosi elevate sono anche possibili eruzioni cutanee, febbre, nausea e vomito, diarrea con sintomatologia gastrointestinale. A confronto di altre malattie trattate con l’azatioprina, nel caso della sclerosi multipla non sembra esservi la possibilità di sviluppo di neoplasie.

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Ultime news

Sono stati presentati i primi risultati dello studio di fase III ALLEGRO, che hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa nel tasso annualizzato di recidive nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente, trattati con Laquinimod 0.6 mg/die per via orale, rispetto al gruppo placebo.

Inoltre sono stati raggiunti altri endpoint clinici, tra cui la riduzione significativa della progressione della disabilitĂ , misurata alla scala EDSS (Expanded Disability Severity Scale).

The prevailing view on multiple sclerosis etiopathogenesis has been challenged by the suggested new entity chronic cerebrospinal venous insufficiency. To test this hypothesis, we studied 21 relapsing-remitting multiple sclerosis cases and 20 healthy controls with phasecontrast magnetic resonance imaging. In addition, in multiple sclerosis cases we performed contrastenhanced magnetic resonance angiography. We found no differences regarding internal jugular venous outflow, aqueductal cerebrospinal fluid flow, or the presence of internal jugular blood reflux. Three of 21 cases had internal jugular vein stenoses. In conclusion, we found no evidence confirming the suggested vascular multiple sclerosis hypothesis.
ANN NEUROL 2010;68:255–259